CAPOEIRA

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Si tratta della Capoeira, oggi considerata con il football, lo sport nazionale del Brasile, ma non è stato sempre così.

Oggi è iscritta dall’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Non si hanno documenti scritti che certifichino l’anno di nascita della capoeira ma la si può inquadrare nel periodo storico della dominazione coloniale portoghese (1500 ca.) in Brasile.

La Capoeira nasce come forma di autodifesa utilizzata dagli schiavi neri in Brasile, ma poichè gli schiavi provenivano dall’Africa, è evidente che abbiano mescolato molti elementi tipici della propria cultura di origine. Tuttavia oggi non esiste in Africa, né ci sono testimonianze che esistesse in passato, è perciò nata con molta probabilità in Brasile.

Un’ arte né Africana né brasiliana, ma un ibrido nato da queste due culture.

Che cos’è dunque la Capoeira? Non è facile rispondere a questa domanda per la mancanza di fonti storiche scritte e per la poca attendibilità della tradizione orale. Si può tentare di definire la Capoeira come una forma d’arte afro – brasiliana che comprende molte cose, movimenti fisici, musica, canto, danza, lotta, elementi rituali, e perfino filosofici, politici e religiosi.

Una tradizione orale molto diffusa afferma che la Capoeira sia nata come forma di lotta degli schiavi neri, che si presenterebbe sotto le vesti mascherate di danza, per ingannare i padroni bianchi che ne proibivano la pratica, in modo molto simile viene spiegata la prevalenza dell’uso delle gambe rispetto all’uso alle mani.

Nel 1888 la schiavitù venne abolita grazie alla “legge Aurea” firmata dalla principessa Isabella; l’anno successivo, con un colpo di stato il Brasile ottenne l’indipendenza dal Portogallo e diventò una repubblica.
Sin dall’inizio la Capoeira venne vista dai repubblicani come un’attività sospetta e ai limiti della legalità. I primi rapporti della polizia che si riferiscono alla Capoeira la definiscono come vadiacão (vagabondaggio, indolenza) e malandragem (astuzia tipica dei furfanti di strada), la consideravano legata ad attività criminali o comunque come disturbo dell’ordine pubblico. L’articolo 402 del codice penale del 1890 ne proibisce la pratica nelle strade e nelle piazze pubbliche con pene dai 2 ai 6 mesi di reclusione.

In quel periodo gli ex schiavi avevano ben poche possibilità di trovare una collocazione nella società, costretti a vivere nell’emarginazione in questo contesto storico e sociale non è poi così strano che la capoeira venga utilizzata per attività criminali.
Il più famoso dei “malandros” è Manoel Henrique conosciuto con i soprannomi di “Besouro Preto” (scarabeo nero), “Besouro Mangangà” (scarabeo gigante) o “Bisouro Cordao de Ouro” (scarabeo corda d’oro). Originario di Sant’Amaro è un capoerista talmente eccellente che si pensava fosse un lottatore invincibile, dotato di corpo fechado, cioè di un corpo impenetrabile. Verrà ucciso all’età di 27 anni per mezzo di un coltello speciale fatto di Ticum (oTucum) un materiale molto resistente ricavato da una palma. Il suo nome è ancora oggi molto ricorrente in vari testi delle canzoni di Capoeira.

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